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COUNTDOWN NBA ( del 7 gennaio 2010)

Pubblicato il 7 Gennaio 2010 da errepi.

COUNTDOWN NBA ( del 7 gennaio 2010)

FIVE – Nate Robinson. La guardia dei Knicks, che dopo dieci partite di assenza per volontà di coach Mike D’Antoni, e dopo esser stato multato dalla Nba (25000 dollari) a causa delle richiesta, avvenuta pubblicamente, di cessione del giocatore da parte del suo agente Aaron Goodwin, torna col botto. In 38 minuti sul parquet contro gli Hawks Robinson ha segnato 41 punti (con 18/24 dal campo) superando agevolmente ogni marcatura e guidando i New York alla vittoria per 112-108. Una curiosità, inizialmente chiamato da D’Antoni per entrare in campo Robinson non si era alzato perché invece che “Nate” gli era parso che D’Antoni avesse detto “Dave”.

FOUR –Ai Memphis Grizzlies che, malgrado la sconfitta della notte contro Utah, hanno un record di 17-17 frutto di un attacco spumeggiante da ben 104.3 punti a partita e del grande lavoro svolto da giocatori di talento che sembrano aver trovato la chimica perfetta, come dimostrano le statistiche secondo le quali tutto il quintetto è in doppia cifra di punti e ben quattro uomini segnano tra i 15 e i 20 punti. Determinante il ruolo di Zach Randolph che viaggia a 20.7 punti e 11.5 rimbalzi di media e di OJ Mayo che mette a referto ben 18.3 punti (con il 46% dal campo) 3.7 rimbalzi e 3.1 assist. Artefice di questo successo è Lionel Hollins, nominato miglior l’allenatore del mese di dicembre dalla lega.
THREE –Agli Charlotte Bobcats che, reduci da tre vittorie consecutive, una delle quali contro i Cavs, si proiettano in zona playoff. Il successo dei Bobcats si basa su un ottima difesa che concede agli avversari solamente 93 punti a partita e il 33% da tre punti. Gerald Wallace con la sua energia e il suo talento è l’uomo chiave su entrambi i lati del campo, i suoi 18.3 punti e 11.8 rimbalzi non bastano a spiegare l’importanza di questo giocatore per la squadra guidata da Larry Brown. Stephen Jackson, arrivato a stagione iniziata grazie ad una trade, si sta imponendo come leader della squadra; le sue cifre parlano chiaro; in 24 partite ha segnato 20.2 punti conditi da 4.8 rimbalzi e 3.3 assist e con lui il record di Charlotte 12-12.
TWO –Ai Los Angeles Lakers che nonostante le assenze di Ron Artest e Pau Gasol hanno vinto 4 delle ultime 5 e si confermano ancora una volta la squadra più forte di tutta la lega. A trascinare la squadra è ovviamente Kobe Bryant che nonostante un infortunio alla mano destra sta continuando a giocare sui suoi soliti livelli da MVP.
ONE –Ai Los Angeles Clippers, che battendo nella notte i Lakers confezionano la terza vittoria consecutiva, la quarta in cinque partite, e si riavvicinano a quota .500. A impressionare particolarmente è il pedigree delle squadre battute, oltre ai cugini, i Clippers, guidati da uno splendido Baron Davis da 19.2 e 10 assist nelle ultime 5 partite, hanno superato Celtics e Trail Blazers. Oltre a Davis sono Chris Kaman ed Eric Gordon i pilastri di questi Clippers; il centro da Central Michigan sta viaggiando 20.3 e 9.1 rimbalzi, mentre la guardia al secondo anno segna 17.3 punti e tira con il 39% da 3 punti. Con l’esordio imminente di Blake Griffin il futuro si prospetta ancora più roseo.
“agent” ZERO –A Gilbert Arenas squalificato a tempo indeterminato dalla lega. Dopo i fatti ormai tristemente noti, Arenas ha portato quattro pistole nello spogliatoio dei Wizards e, dopo l’allenamento del 21 dicembre, le ha estratte mettendole nell’armadietto di Javaris Crittenton. Arenas ha ulteriormente aggravato la sua posizione affermando “di temere più Stern che la polizia di Washington” e soprattutto facendo il gesto di sparare nel prepartita di Washington-Philadelphia, gara vinta dai Wizards grazie ai 19 punti e 14 assist del n.0.
Menzione Speciale Negativa Per: i Detroit Pistons che con appena 11 vittorie e 23 sconfitte, e una striscia aperta di ben 11 sconfitte consecutive, (nonostante i rientri di Prince e Hamilton, ndr) navigano in pessime acque in fondo alla Central Divison e si trovano a ben 4 partite di distanza dai playoff. I gravi infortuni che hanno colpito la squadra, Hamilton e Prince hanno giocato solo 7 sette partite a testa, possono aiutare a comprendere le cause di questa disfatta ma non spiegano fino in fondo il crollo verticale di una squadra costruita quantomeno per arrivare ai playoff.
da basketnet

 


 

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